Una volta mi è stato detto che mi sarei lasciato sbranare da un leone che si fosse trovato di fronte a me. Non l’avrei visto perchè sedotto dal procione acquattato nella sua ombra.

Tutta la mia attenzione è sempre andata verso quei residui nascosti nell’ombra. Una sineddoche protettiva in grado di guidarmi all’esplorazione del tutto, dato per piccole parti, meno abbaglianti e dallo statuto incerto.

 

Il mio procedere è quello dell’atleta alla conoscenza e costruzione del proprio corpo attraverso uno strumento che è l’esercizio, inteso come prassi di avvicinamento per tentativi a un modello ideale

 

La mia ricerca artistica indaga organismi al limite del collasso, opera sull’ipotesi del fallimento inteso come un insieme di prove e condizioni propositive, sulla reiterazione che implora un’uguaglianza che è solo simile, ma mai identica, sullo spazio d’esistenza che evidenzia continuamente un’imperfezione narratrice di verità o di verosimile. La mia forma artistica contiene la specificità di perseguire lo srotolarsi dell’errore e l’inconscia volontà di lavorare sul falso identico ovvero sulla sedimentazione delle forme. Un falso identico che contempla lavori differenti, anche se solo linguisticamente. 

 

La mia ricerca abita una condizione di equilibrio tra due poli opposti: il primo, eterodiretto, verso un “altro” (umano, luogo o tempo) che diventa immediatamente territorio di proiezione del secondo polo, invece immerso in uno stato di apparente silenzio, che si svela attraverso la lateralità di frammento, carta, indugio, ossessione, mutazione.

Once someone told me that I would have torn by a lion that was found in front of me. I would not have seen him because seduced by the raccoon cowering in his shadow.

All my attention has always gone to those residues hidden in the shadows. A protective synecdoche able to guide the exploration of all, since for small parts, less dazzling and bylaws uncertain.

 

My approach is the same of the athlete to the knowledge and construction of his body through a tool which is the exercise, seen as the practice of the approach, throw attempts, to an ideal model.

 

My research investigates organisms on the edge of collapse, operates on the assumption of failure, understood as a set of test conditions and recommendations, the reiteration that begs an equality that is only similar, but not identical, on the space of existence which highlights continuously imperfection narrator of truth or verisimilitude. My art form contains the specificity of pursuing the unraveling of the error and the unconscious desire to work on the same false or sedimentation on the forms.

 

My research inhabits a state of equilibrium between two opposite poles: the first, other-directed, towards an “other” (Human, place or time) that becomes immediately territory of projection of the second pole which is instead plunged into a state of apparent silence, revealed through the marginality of fragment, paper, delay, obsession, mutation.